Rimanere Appassionati
Può sembrare scontato, ma per me la passione rappresenta una sorta di stella polare, e ciò per due ragioni di rilevanza fondamentale.
La prima ragione è esperienziale: una passione intensa e costante mi fornisce l’energia necessaria per vivere momenti unici. Mi ritrovo a ricordare una notte gelida a -26 gradi in mezzo ad un lago ghiacciato della Lapponia, al buio completo sotto un cielo stellato, immobile per ore nell’attesa dell’aurora boreale che, magicamente, ha dipinto il cielo. Da allora, le notti hanno assunto un’attrazione quasi di droga, il richiamo di quelle luci del nord che hanno fatto battere forte il mio cuore. L’emozione che mi dà vedere un cielo stellato in assenza di Luna ed in condizioni ideali di buio e di inquinamento luminoso è unica. La passione non mi ha mai fatto sentire il peso delle notti insonni alla ricerca della Via Lattea, delle nebulose o delle galassie.

In passato, per anni, ogni sabato mi avventuravo nell’Emilia Romagna o nelle Marche alla caccia di un’alba perfetta. Col tempo, ho superato l’ansia del risultato: se la notte non ha portato una foto stellare o l’alba non ha mostrato il sole, poco importa. Ho imparato ad apprezzare il momento presente, ringraziando la passione per la fotografia che mi ha costantemente dato la forza di superare la pigrizia e alzarmi nel pieno della notte ore prima dell’alba, percorrere centinaia di chilometri in auto o raggiungere luoghi remoti dell’Appennino bolognese per godere di un cielo decentemente scuro, passando intere notti al freddo. Sono “follie”, certo, ma sono ricordi intensi ed emozionanti che mi fanno sentire vivo e mi conferiscono la sensazione di non aver sprecato l’opportunità di meravigliarmi di fronte alla Natura. L’esperienza al crepuscolo, girando per la campagna nell’attesa dell’alba, osservando le stelle scomparire gradualmente, i colori magici emergere nell’ora blu e dorata, le nuvole tingere il cielo, i primi raggi di sole che illuminano il paesaggio in modo delicato: tutto questo è impagabile. In quei momenti, penso alla maggior parte delle persone che dormono e si perdono uno spettacolo così straordinario. La fotografia può essere la “miccia” che accende la luce su nuove esperienze, ripristinando un rapporto autentico con la Natura. Aiuta a osservare attentamente ciò che ci circonda, a allenare l’occhio e a comprendere che ogni istante è unico.

La seconda ragione è legata alla tensione per il miglioramento personale. Personalmente, sono convinto che un approccio troppo incentrato sul profitto nella fotografia rappresenti la morte della passione e spenga la spinta verso un continuo perfezionamento. Anche un fotografo professionista, a mio avviso, non dovrebbe mai perdere completamente la passione e dovrebbe rimanere “socraticamente dilettante”, cercando nuovi orizzonti che lo rendano di nuovo inesperto. Questa considerazione, a mio parere, è più generale e non limitata solo alla fotografia. Nell’ambito lavorativo che svolgo, vedo chiaramente che le dinamiche che portano all’innovazione non derivano da processi iperstrutturati, sebbene importanti, ma piuttosto dal pensiero libero di chi prova passione per ciò che fa. La passione, in sintesi, è il motore dell’innovazione, dell’apprendimento e dell’esplorazione, poiché richiede la disponibilità a “sprecare” tempo per provare qualcosa di nuovo. Come appassionato fotografo, non rappresenta un problema passare una notte insonne senza ottenere alcuna foto. Allo stesso modo, non è un problema se, nel perseguire l’efficacia o migliorare il mio flusso di lavoro, voglio tentare una soluzione costosa e poco efficiente. In un approccio basato esclusivamente sul business, si cercano principalmente soluzioni efficienti e rapide, ignorando tutti quei percorsi che non trovano giustificazione dal punto di vista economico.

